Antonino Giannone intervistato dal giornalista Saverio Fossati: “L’AI può portarci verso il transumanesimo. Ma reagire si può”

L’Ai può portarci verso il transumanesimo. Ma reagire si può

Intervista ad Antonino Giannone

Di Saverio Fossati – Assoedilizia Informa

Con l’intervento al Politecnico di Torino del 4 giugno (partecipando al workshop

“Ai applications industrial and ethical implication”) Antonino Giannone, Fellowship Ai and Ethics del Politecnico di Torino, ha riaffermato il suo ruolo di intellettuale vigile sui temi che preoccupano il mondo dei credenti. In particolare quello dell’Ai.

 

Professor Giannone, come valuta l’evoluzione delle spinte internazionali alla regolazione dell’Ai?
L’inizio è stato promettente: nel 2024 una risoluzione dell’Onu affermava che  “L’Ai sarà creata e implementata attraverso la lente dell’umanità e della dignità, della sicurezza e della protezione, dei diritti umani e delle libertà fondamentali… lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale dovrà essere “Sicuro, protetto e affidabile” per assicurare che l’evoluzione di questa nuova tecnologia dirompente sia un beneficio e non un danno per le Nazioni e le Persone”. Poi in Europa viene definito un primo regolamento (cui seguiranno normative nazionali, per l’Italia nel 2025) e al G7 del giugno 2024 per la prima volta un Papa, Francesco, interviene per raccomandare ai politici che governano il mondo di “tutelare la persona e la sua dignità; consentire l’accesso alle nuove tecnologie a tutti (digital accessibility)”.

Ma qualcosa sembra frapporsi alle buone intenzioni…

Certo, arrivano i distinguo e  i freni  da parte degli Usa e dei maggiori detentori della tecnologia: bisogna deregolamentare altrimenti le bigtech non possono vendere i loro sistemi di AI. Cosi’ l’AI Act UE viene sospeso con aggiornamenti rinviati al 2027 e 2028. Così, gli scienziati ed esperti di Ai che avevano interrotto la ricerca nel 2023) la riprendono producendo nuove AI Chat GPT5-5.1-5.2—5.4 5.5 di Open AI  (aprile 2026) – Antropic, con Claude e Ai di origine cinese, Deep Seek e altre.

A intervenire,  a questo punto, è però una voce decisamente potente
Certo, Papa Leone XIV pubblica a maggio 2026 l’Enciclica Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, che parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”. Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo di Papa Leone a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”.

Questi sono anche i temi centrali del suo pensiero, espressi in “Umanesimo digitale”

Riconoscere nell’Enciclica “Magnifica humanitas” numerose considerazioni del pensiero che abbiamo sviluppato e divulgato da tre anni sull’Impatto dell’Ai con l’etica, in settanta Eventi in Italia, dalla pubblicazione del libro Umanesimo Digitale, è motivo di gratitudine a Chi mi ha ispirato e di grande soddisfazione per me e per gli amici che mi hanno sostenuto con le loro autorevoli introduzioni e incipit nel libro che è stato considerato un “libro profetico”. Adesso ci attendiamo che il dibattito diventerà più aperto e responsabile ai massimi livelli dei poteri sia politici che dei detentori della tecnologia.

Ormai l’Ai sarà insegnata a scuola
Certamente l’IA entrerà ampiamente nella scuola, ma dovrebbe entrare con studi più approfonditi sulla Statistica e la Matematica che alimentano gli algoritmi dell’Ai. Ma bisognerebbe anche attivare su larga scala l’insegnamento dell’etica e della filosofia, riflettendo sulla necessità di acquisire i valori etici, umani, ma l’attenzione massima va posta verso i più giovani. Siamo tutti chiamati ad esercitare una responsabilità etica personale, ma ancor più a spiegare ai giovanissimi, di non intraprendere la loro crescita e sviluppo del pensiero, utilizzando Ai ChatGPT perché è stato accertato da studi ed esperimenti scientifici, in particolare citiamo l’esperimento condotto dai ricercatori del Media Lab del Massachusetts Institute of Technology.

Può raccontarci, a grandi linee, com’è andato l’esperimento?
Sono stati ottenuti risultati allarmanti (giugno 2025) con uno studio, condotto sugli impatti cognitivi e pratici dell’Ai sugli ambienti di apprendimento. I ricercatori hanno
reclutato 54 partecipanti tra i 18 e i 39 anni, li hanno divisi in tre gruppi. Il I° Gruppo ha scritto dei saggi in stile SAT (Scholastic Assessment Test), utilizzando ChatGPT di Open AI. Il II° Gruppo ha fatto lo stesso con il solo aiuto del motore Google. Il III° Gruppo ha affrontato il compito, usando solo la propria testa, senza alcun tipo di supporto tecnologico. I ricercatori hanno utilizzato un Elettroencefalogramma (EEG) per registrare l’attività cerebrale degli Scrittori in 32 regioni e hanno scoperto che, dei tre gruppi, gli utenti di ChatGPT avevano il coinvolgimento cerebrale più basso, con aree per nulla attivate, e “ottenevano costantemente risultati inferiori a livello neurale, linguistico e comportamentale”.

 Quindi, in concreto, qual è il rischio?
Se i bambini cresceranno con utilizzo continuo di ChatGPT non svilupperanno il loro pensiero verso l’acquisizione del pensiero critico che è la caratteristica fondamentale per esercitare la propria libertà di giudizio, di valutazione e di scelta nella vita di tutti i giorni, quindi esseri umani consapevoli delle scelte che fanno. Quindi educhiamo e forniamo una formazione alla persona, con la sua libertà concreta, imperfetta, ma decisiva per il proprio sviluppo con un umanesimo.

 E quale sarebbe, invece,  la soluzione?

Bisognerebbe promuovere con i nativi digitali i valori dell’umanesimo: la persona è un’esistenza relazionale e dinamica, un’esistenza capace di staccarsi da se stessa per divenire disponibile agli altri. La parola è lo strumento principale della comunicazione autentica, intesa non solo come linguaggio, ma come apertura all’altro, con la straordinaria forza umana di creare, inventare, ricercare la bellezza. Oggi vediamo che avere lo sguardo non solo alle cose della Terra, ma anche lo sguardo verso Dio, è sempre meno diffuso tra i giovanissimi e non solo. Dio è sempre più accantonato e ignorato, anche nella sfera pubblica e, a mio avviso, lo sarà sempre di più se lo sviluppo dell’Ai sarà fatto senza etica e rispetto della persona. in questo caso, è evidente che una tale scelta porterà l’umanità verso un transumanesimo e non verso un nuovo umanesimo; a quest’ultimo, perché si realizzi, servirebbe una progettazione dell’Ai con algoritmi e linguaggi non solo orientati in termini commerciali ma anche educativi, mettendo al centro la persona e la sua dignità come valore prioritario da tutelare.

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