Israele e Palestina: due Popoli, due Stati
Delibera del Consiglio Direttivo di Umanesimo ed Etica per la Società Digitale
22 giugno 2025
Una proposta per la Pace
Israele e Palestina: due popoli, una terra contesa, una lunga storia di dolore, resistenza e ricerca di riconoscimento. Nonostante gli sforzi della comunità internazionale, la pace appare sempre più lontana. È il momento di tornare a un linguaggio di umanità, come ci ha invitato Papa Leone XIV: disarmare le parole per aprire la strada al dialogo.
Le radici storiche del conflitto
La Palestina, fin dall’antichità, è abitata sia da ebrei che da arabi palestinesi. Entrambi i popoli hanno legami profondi con questa terra. Le divergenze religiose e territoriali si fanno risalire ad Abramo, figura centrale per ebraismo, cristianesimo e islam. Gerusalemme è città sacra per tutte e tre le fedi, oggi sotto il controllo di Israele, che ha vinto tutte le guerre arabo-israeliane dal 1948 a oggi. L’ONU aveva previsto un’amministrazione internazionale su Gerusalemme, mai realizzata. Per capire le cause del conflitto, bisogna tornare alle sue origini storiche.
Fatti storici e cronologia essenziale
Fine ’800: nascono il sionismo (con Theodor Herzl) e il nazionalismo palestinese.
1917: la Dichiarazione Balfour promette agli ebrei una “casa nazionale” in Palestina.
1947: Risoluzione 181 dell’ONU propone due Stati; gli ebrei accettano, gli arabi rifiutano.
1948: proclamazione dello Stato di Israele, prima guerra arabo-israeliana ed esodo palestinese.
1967: Guerra dei Sei Giorni, Israele conquista ampi territori.
1978: Accordi di Camp David, l’Egitto riconosce Israele.
1994: la Giordania firma un trattato di pace con Israele.
2000–2005: Seconda Intifada.
2006–2021: scontri ricorrenti tra Israele e Hamas a Gaza.
7 ottobre 2023: Hamas attacca Israele; la risposta militare israeliana apre un nuovo drammatico capitolo.
Uno Stato per i Palestinesi?
Oggi la Palestina è riconosciuta da oltre 130 Paesi, ma non da nazioni chiave come Italia, Francia, Germania e Regno Unito. In Italia si parla di “due popoli, due Stati”, ma manca ancora un riconoscimento formale. È il momento di chiedere al Governo italiano, in modo chiaro, il riconoscimento dello Stato di Palestina, almeno nei territori oggi amministrati dall’Autorità Palestinese: Gaza e Cisgiordania.
La questione umanitaria
La situazione a Gaza e nei territori occupati è una tragedia umanitaria. Milioni di palestinesi vivono da decenni come rifugiati in condizioni critiche. La Cisgiordania conserva città chiave della storia ebraica come Betlemme, Nablus, Hebron. Definire i confini è difficile, ma la dignità dei popoli impone soluzioni condivise.
La necessità di una gestione internazionale
Proponiamo che Gaza venga posta sotto amministrazione delle Nazioni Unite, per avviare una fase di pacificazione e protezione dei civili. Occorre anche chiedere con forza a Israele di fermare l’espansione territoriale in Cisgiordania.
Un esempio di convivenza: la musica
Daniel Barenboim, celebre direttore d’orchestra, ha creato la West-Eastern Divan Orchestra, riunendo musicisti ebrei, palestinesi, iraniani e turchi. Da 25 anni l’orchestra dimostra che la cooperazione tra popoli nemici è possibile. È la prova che la pace può nascere anche dall’arte.
La filosofia come strumento politico
La filosofia politica ci insegna a partire dalle cause profonde e a proporre soluzioni durevoli. Riconoscere il diritto di ogni popolo a un proprio “spazio vitale” non significa giustificare l’espansione, ma promuovere la coesistenza. Il concetto fu distorto dal nazismo, oggi è usato per giustificare conflitti e insicurezze. Ma i popoli non si conquistano con la forza.
Una chiamata all’azione
Da cittadini, docenti, professionisti e persone di fede, chiediamo che l’Italia si faccia promotrice del riconoscimento della Palestina. La nostra Costituzione e la nostra tradizione cristiana ci impongono solidarietà, dialogo e giustizia.
Due Popoli, due Stati: non è utopia
La politica, la cultura, la fede e l’etica devono unirsi per costruire ponti. Non possiamo accettare l’inazione. La tragedia del 7 ottobre e le sue conseguenze ci obbligano a scegliere. Crediamo, come associazione e come singoli cittadini, che la pace sia ancora possibile. Ma servono coraggio, visione e responsabilità.
Conclusione
Riconoscimento reciproco, coesistenza pacifica e visione politica del bene comune: tutto questo non è un sogno irrealizzabile, ma un obiettivo alla nostra portata. Siamo convinti che la strada per la pace in Medio Oriente passi da una scelta chiara e coraggiosa: Israele e Palestina, due Popoli, due Stati.
Antonino Giannone
Presidente – Umanesimo ed Etica per la Società Digitale
www.umanesimodigitale.eu








