di Angelica Bianco.
Alle 12.03 di sabato 26 aprile 2025, il silenzio sacro di Piazza San Pietro è stato rotto da un lungo, commosso applauso. È terminato il rito delle esequie di Papa Francesco, il Papa che ha scelto di essere pastore e non sovrano, uomo tra gli uomini, voce limpida in un mondo spesso confuso.
Il feretro, portato a spalla, è ora rientrato nella Basilica Vaticana. Tra poco, il corteo funebre si muoverà verso la Basilica di Santa Maria Maggiore, luogo tanto caro a Jorge Mario Bergoglio, il Papa venuto “quasi dalla fine del mondo”.
La celebrazione ha visto la partecipazione di numerose figure istituzionali da tutto il mondo.
Presenti il presidente italiano, Sergio Mattarella, insieme alla premier Meloni ; il presidente francese Emmanuel Macron; il re di Spagna Felipe VI; il cancelliere tedesco; rappresentanti della monarchia britannica; e molti capi di Stato e di governo africani, asiatici e latinoamericani. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald
Trump e il leader ucraino Zelensky erano presenti: un momento particolarmente significativo è stato il loro incontro in Vaticano, avvenuto nella Basilica di San Pietro, durato circa 15 minuti. I due si sono stretti la mano in un colloquio riservato, con la promessa di nuovi passi di dialogo.
Tra i fedeli in Piazza San Pietro, una folla sterminata: religiosi, pellegrini, cittadini comuni, che con compostezza e lacrime hanno voluto salutare l’uomo che aveva scelto il nome di Francesco per richiamare uno stile di povertà, di pace, di umiltà.
Mentre il mondo si stringe attorno alla memoria di Papa Francesco, dentro la Basilica i cardinali già iniziano a interrogarsi sulle sfide future della Chiesa.
La domanda che aleggia tra le navate è profonda: come proseguire il cammino tracciato da un Papa che ha saputo parlare al cuore di credenti e non credenti, che ha lottato per una Chiesa più povera, più misericordiosa, più umana?
La preghiera si alza unanime da Piazza San Pietro e da ogni angolo del pianeta: si prega per la Chiesa, si prega per i popoli in guerra, si prega per la pace e per il nuovo cammino che attende il mondo cristiano.
A Francesco non sarebbero piaciuti troppi onori esteriori. Il suo testamento spirituale resta semplice: amare Dio e servire i fratelli.
Ce lo ha insegnato con le sue parole, ma ancora di più con la sua vita, come nella preghiera che oggi risuona nei cuori:
“Signore, insegnaci a non stancarci mai di costruire la pace; a non cedere mai alla rassegnazione; a credere sempre che il Tuo amore è più forte di ogni odio e che il perdono apre porte che la vendetta tiene chiuse.”
(Papa Francesco)
Oggi il mondo ha salutato un pastore.
Ma il suo sorriso umile, il suo sguardo buono, le sue mani tese rimarranno a lungo nei cuori di chi crede che la fede non è potere, ma servizio.
Buon viaggio, Francesco. Grazie per aver camminato con noi.








